
C'era una volta un Re che viveva in un grande palazzo pieno di cose ricche, fastose e di damine di compagnia sempre incipriate e preparate a dovere per coccolarlo, adorarlo ed amarlo ...
Era un uomo pieno di sè, (ignaro dei suoi limiti intellettivi), di potere, danaroso che conquistava il popolo a suon di trappole parlanti che sembravano promesse, ma che si rivelavano, ben presto, grosse e grasse Bugie.
Alla sua corte appartenevano cortigiani di ogni sorta: buffoni, nani malvagi che sbeffeggiavano i poveri lavoratori, letterati e poeti servitori, sempre pronti a compiacerlo, spavaldi soldati della Lega del nord, con la spada sguainata e dura, coriacei economi, votati alla salvezza dell'economia ( o delle tasche del sovrano!) ... Eccetera eccetera ...
Tante erano le figure che ronzavano intorno a Lui, l'unico, l'insostituibile, l'eletto!
Il popolo, all'inizio, ebbe fiducia nei suoi sorrisi, nella sua sicurezza ostentata, ma poi, pian piano accadde qualcosa che iniziò a smontarlo come un pupazzo dei Lego : un sortilegio malvagio di una strega tutta rossa, chiamata, Magistratura.
Ogni cosa lui facesse o dicesse, si rivelava al contrario, si scopriva che tutto il suo operato era falso, menzognero, rivolto espressamente al suo bene e non a quello del suo Paese ...
Inoltre c'era un guerriero ruspante, un certo Ser Di Pietra, ed un uomo di cultura San Toro, che non gli davano tregua, che lo combatterono, con coraggio e precisione di colpi, fino a sfinirlo.
Povero Monarca al tramonto! Cominciava a sentirsi solo, accerchiato, tradito, forse, anche dai suoi fedelissimi: infondeva, quasi, un sentimento di Pìetas!
Intanto, quasi magicamente, più lui assorbiva colpi, più il Paese sembrava risvegliarsi da un lungo sonno; si annusava, nell'aria, il fervore di cambiamento e si sentiva che bisognava rinascere alla Vita, alla Cultura, all'Intelligenza, far ritornare il Pensiero, il Cervello e bruciare al rogo la Stupidità, l'Arroganza, la Bugia, l'Interesse Personale, la Tracotanza, la Superficialità e tutto ciò che aveva preso il posto della dignità di un popolo.
Doveva riemergere la vera Politica, quella proiettata sul futuro della collettività sociale, dei giovani, intenta sul serio a prendersi cura dei problemi del Paese ...
Così, man mano, il re perdeva i pezzi, camminando verso il suo inesorabile tramonto.
Appariva in pubblico col suo sorriso sempre più di plastica, forzato, che nascondeva un sentimento di smarrimento, dolore. La maschera di gomma che indossava era, ormai, troppo stretta, sino a soffocarlo in un dispetto di smorfie. Forse iniziava a prender coscienza di sè, delle sue cavolate sfiorite, appassite, chissà ...
Forse stava consumandosi una favola di carta che aveva incartato il Paese, rischiando di finire nel mondezzaio.
FINE DI UNA FIABA AL CONTRARIO!